
Un settore in crescita nonostante la crisi (+1,15% negli ultimi 6 mesi) bloccato tuttava dal consueto paradosso all'italiana. Parliamo del comparto armi, uno dei fiori all'occhiello dell'industria bresciana fermo ormai da mesi. La causa: la decisione di abolire il Catalogo Nazionale delle Armi Comuni da Sparo avvenuta a gennaio 2012. Una scelta (giustificata alla base per ridurre la burocrazia) che ha lasciato di fatto un baratro normativo per cui nessun ente è più autorizzato a catalogare le armi come civili o militari. Risultato: 25 nuove armi, progettate nelle industrie italiane o d'importazione, ferme nel limbo, ed un comparto bloccato sull'innovazione dai cavilli delle leggi. A parlare della situazione paradossale il presidente del Banco Nazionale di Prova, Aldo Rebecchi. Secondo le indicazioni da Roma dovrebbe essere proprio il BNP a sostituire il Catalogo e diventare il nuovo ente certificatore. Ad oggi però il provvedimento, respinto in prima battuta in senato Senato, aspetta una revisione. Nell'attesa, denuncia Rebecchi, il Banco di Prova perdura nella situazione d'incertenza sul proprio ruolo con un consiglio di amministrazione scaduto nel 2010 e mai rinnovato ed il rimpallo direzionale tra Ministero dello Sviluppo Economico e Camera di Commercio.