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Iseo e Garda inquinati: i risultati di Legambiente

19.07.2012 - Sono 38 punti monitorati di cui 29 in condizioni critiche, le foci dei torrenti ancora tra gli incriminati.

Tre i punti critici individuati sulla sponda lombarda del lago di Garda. Questi i risultati dell’ultima tappa lombarda della Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente di monitoraggio e informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri, realizzata in collaborazione con il COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati). I risultati del monitoraggio sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa da Federica Barbera, portavoce della Goletta dei Laghi, Barbara Meggetto, direttrice Legambiente Lombardia, Paolo Bonsignori del circolo di Legambiente “per il Garda” di Sirmione, il sindacoRosa Leso, l’assessore all’ambiente del Comune Maurizio Maffi e il presidente onorario della Comunità del GardaAventino Frau. Sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati alle foci delcanale nei pressi della spiaggia aSalò edel torrente nei pressi del porto diPadenghe, mentre è risultato inquinato il torrente San Giovanni a Limone del Garda. Risultano invece nei parametri di legge la foce del torrente Toscolano a Toscolano Maderno, il campione prelevato in via porto all’altezza del circolo velico a Moniga e il campione del lungolago C. Battisti a Desenzano. La spiaggia alla foce del Rio D’Avigo a Manerba,sebbene rientri nei limiti di legge, presenta concentrazioni elevate dei parametri monitorati. Facendo un’analisi delle ultime tre edizioni di Goletta dei Laghi (2009-2011), emerge con chiarezza che i comuni risultati fuori dei limiti di legge in tutte le edizioni sono rispettivamente: Limone del Garda Torrente San Giovanni, Salò loc. Barbarano, Toscolano Maderno Torrente Toscolano, quest’ultimo risultato pulito nel 2012 . Sono risultati fuori dai parametri per 2 volte negli ultimi 3 anni i punti di Moniga del Garda porto (2009-2010) e Desenzano lungolago (2010-2011). Tra i comuni che sono usciti una sola volta dai limiti troviamo infine Padenghe porto (2011). Sulla sponda veneta del Garda, quattro i punti critici rilevati dai tecnici di Legambiente, di cui 2 inquinati e 2 fortemente inquinati. Malgrado negli ultimi 3 anni il cambio della normativa abbia reso i parametri sulla balneabilità più permissivi, alcuni punti sono risultati sempre fuori dai limiti di legge. Il torrente Gusa, a Garda, nel 2010 è risultato inquinato mentre negli ultimi due anni la situazione è peggiorata visto che il campione è risultato fortemente inquinato. Malato cronico anche il torrente San Severo a Bardolino che nel 2010 è risultato fortemente inquinato mentre nel 2011 e nel 2012 solo inquinato. “Le foci dei torrenti continuano ad apportare il maggior carico inquinante nel Benaco – dichiara il Circolo del Garda – anche se abbiamo riscontrato qualche segnale di miglioramento in alcuni corsi d’acqua monitorati da tempo da Goletta dei Laghi. Quando insistiamo sul collettamento fognario e sull’impiantistica legata al trattamento delle acque lo facciamo proprio perché i benefici sono immediati. Trovare una soluzione per un nuovo depuratore che alleggerisca il carico del depuratore Garda1, soprattutto durante i periodi di alta stagione turistica, deve diventare una priorità. Le soluzioni tecnologiche ci sono come dimostra ad esempio il caso del depuratore di Tremosine. A quando le coperture finanziarie per un nuovo depuratore nel Garda lombardo?”. Il bilancio finale della tappe lombarde parla di 38 punti monitorati di cui 29 in condizioni di critiche monitorati dal passaggio di Goletta dei Laghi. Di questi 22 risultano fortemente inquinati e 7 inquinati da Enterococchi intestinali e Escherichia coli, i batteri che identificano la presenza di reflui fognari negli scarichi e che la normativa sulla balneazione impone di monitorare. Immissione di scarichi fognari civili e industriali non depurati, malfunzionamento o bassa tecnologia dei depuratori, attivazione degli scolmatori della rete fognaria durante le piene, impermeabilizzazione del suolo e artificializzazione delle sponde che limita fenomeni auto depurativi, queste ancora oggi le cause della presenza di inquinanti sui laghi lombardi. “A distanza di anni dalla nostra prima campagna, nel 2006, permangono sui laghi lombardi situazioni di alta criticità che mettono in crisi gli ecosistemi lacustri – dichiara Barbara Meggetto, direttrice Legambiente Lombardia -. Ma non è solo l’inquinamento microbiologico a preoccuparci. La qualità delle acque è uno dei parametri che concorrono a dare vita allo stato ecologico dei laghi che deve raggiungere l’obiettivo buono entro il 2015, come imposto dalla direttiva europea 2000/60. Ancora oggi i laghi lombardi si classificano dal sufficiente per i laghi di Iseo, Como e Maggiore al buono del lago di Garda, solo per citare i laghi maggiori, evidenziando come il traguardo sia ancora lontano dall’essere raggiunto. E le procedure di infrazione sono ormai una realtà con costi stimati, secondo Regione Lombardia, attorno ai 600milioni di euro di sanzioni immediate. Soldi che al contrario potrebbero essere investiti per un’azione di riqualificazione e prevenzione dall’inquinamento fin da subito, invece di sprecarli per pagare le sanzioni europee. Purtroppo la lentezza delle decisioni delle Province coinvolte non fa ben sperare per il futuro”. I bacini con il più alto numero di criticità sono il Lario e il Sebino assieme al Ceresio, soprattutto per gli affluenti che scaricano a lago le acque non depurate dei comuni dell’entroterra. Mentre tra i bacini minori, vale la pena di citare la pessima situazione del lago d’Idro (Bs), che non è stato campionato dai tecnici di Legambiente, la cui qualità delle acque rimane molto critica, con problemi che vanno dall’alta concentrazione di fosforo alla ormai periodica fioritura algale da cianoficee. “Il nostro compito è quello di individuare le criticità dei bacini lacustri con particolare attenzione non solo dove sappiamo esserci maggiore afflusso di bagnanti ma soprattutto dove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento, così come viene indicato dal decreto legislativo 116/2008 – commenta FedericaBarbera, portavoce della Goletta dei Laghi -. Le analisi effettuate da Goletta mettono in luce ancora come le criticità su tutti i laghi continuano ad arrivare da un sistema di depurazione in molti casi ancora carente. Arrivare al 100% di efficienza, come ci chiede la direttiva Comunitaria 91/271 sulle acque reflue, deve essere una priorità dell’agenda politica a tutti i livelli. Da questo punto di vista anche una regione come la Lombardia ha ancora molta strada da fare”. Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha detto Vincenzo Grieco Pullè, coordinatore della rete di raccolta del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha spiegato Grieco - questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. “Con la nostra attività di comunicazione – ha concluso – cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantità di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento”.


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